Le grandi aziende sospendono la pubblicità sui social network

Le grandi aziende sospendono la pubblicità sui social network

27 Giugno 2020 Off Di RM

L’acccusa è di non fare niente per fermare i seminatori di odio

La più nota è Coca-Cola, ma ci sono anche Verizon, Unilever, The North Face fra quelle che che hanno aderito alla campagna promossa dall’associazione Stop Hate For Profit, che vuole fermare le campagne di odio, sopratutto razziale, interno ed esterno, che hanno trovato nei social un grande veicolo di diffusione, e che solletica istinti primordiali nelle persone più mentalmente deboli.

Per spingere i social netowork a fermare una pericolosa involuzione dell’uso della rete, che oggi trova terreno fertile in una società smarrita e terrorizzata dalla pandemia, i grandi investitori in pubblicità hanno dato un chiaro segno ai padroni dei social network bloccando ogni investimento per 30 giorni.

Un gigantesco danno d’immagine, nonché economico per Facebook, Youtube, Twitter e gli altri che potrebbero vedere prosciugate le loro fonti di redditività già in pericolo perché perdono utenti e di conseguenza clienti che pagano la pubblicità.

Basti pensare che il 99% dei $70 miliardi di profitti di Facebook viene dalla pubblicità, e che si valuta che il blocco dei 30 giorni sia già costato $7 miliardi a Zuckerberg.

La campagna è coordinata dalla Anti-Defamation League, la NAACP, Color of Change, Free Press e Sleeping Giants, un’organizzazione dietro molte campagne di successo per il boicottaggio pubblicitario.

“Chiediamo a tutte le aziende di essere solidali con i nostri valori americani più profondamente radicati di libertà, uguaglianza e giustizia e di non fare pubblicità sui servizi di Facebook a luglio… …Inviamo a Facebook un messaggio forte: I vostri profitti non varranno mai la pena di promuovere l’odio, il bigottismo, il razzismo, l’antisemitismo e la violenza”.

Negli ultimi anni Facebook è stato oggetto di frequenti controlli per la sua incapacità di sradicare la disinformazione e i contenuti di odio: fioriscono i i contenuti dei suprematisti, e solo da un anno Facebook si è attivata per bloccare questi contenuti.

Il fenomeno però è mondiale, come dimostrano le feroci campagne di razzismo tramite i social anche in Europa ed Italia. Campagne difficili da fermare con i mezzi ordinari delle denunce o portando in tribunale gli istigatori della violenza e del razzismo: devono essere le stesse piattaforme, che hanno tutti i mezzi per bloccare i contenuti violenti, ad agire in maniera decisa, veloce e continuativa.

#StopHateforProfit