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A Pompei, un fast food di 2000 anni fa

Un thermopolium affrescato è una delle ultime scoperte

La scoperta è stata annunciata da Massimo Ossana, su Instagram

I circa 150 thermopolia, una specie di snack bar dei greci, sparsi in tutta la città, erano per lo più utilizzati dai più poveri, che raramente avevano a casa strutture per cucinare, per fare uno spuntino o bere qualcosa.

Da persone immortalate nella cenere vulcanica, ad affreschi che non sarebbero mai sopravvissuti così a lungo se non ci fosse stato il loro magma-sarcofago, Pompei ha fornito agli scienziati uno spaccato senza precedenti della vita quotidiana di questa antica città greco-romana.

La recente scoperta di un bancone in un “thermopolium”, decorato con affreschi, è una svolta nella ricerca per rievocare la cucina e la dieta degli antichi romani che perirono sotto l’ira del Vesuvio nel 79 d.C..

Circa 2.000 anni fa, il menu giornaliero comprendeva specialità facili da preparare come il pane grosso con pesce salato, formaggio al forno, lenticchie e vino speziato.

Il bancone è decorato da un affresco e vasi di terracotta, detti dolia, utilizzati per conservare gli alimenti come la carne secca. Il fatto che questo sia decorato con un affresco implica che probabilmente era di proprietà di una persona benestante, perché tali decorazioni erano considerate un lusso.

L’alta borghesia locale di solito evitava e spesso disprezzava tali luoghi, considerandoli indegni del loro status.

Tuttavia, i fast food come questo erano di gran moda a Pompei, così come altri grandi centri commerciali del Vecchio Mondo. Erano i vivaci luoghi di incontro sociale e, come le taverne, erano spesso i luoghi dove si concludevano gli affari.

La scoperta del bancone del thermopolium avviene in una serie di recenti scavi nel parco archeologico di Pompei.

Nel dicembre 2018, nell’area del parco, sono stati rinvenuti resti ben conservati di un cavallo con sella e un altro magnifico affresco, rinvenuto nel febbraio 2019, nei resti di una villa. L’affresco raffigura Narciso, il cacciatore mitologico che si è infatuato del proprio riflesso in una pozza d’acqua.

Insieme all’affresco, i resti umani di due donne e tre bambini, tutti rannicchiati insieme nei momenti precedenti la loro morte.

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