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EJA01C Human brain implant concept illustration

Impianti cerebrali contro la bulimia

Risultati promettenti dopo sei mesi di test

Con un intervento chirurgico è stato impiantato un dispositivo nel cervello di soggetti obesi affetti disturbo compulsivo alimentare. Il dispositivo rileva e interrompere i segnali associati al desiderio spasmodico di cibo.

Da anni si è scoperto che una certa attività nel nucleo accumbens potrebbe essere collegata a comportamenti impulsivi dannosi. Lo studio nei topi ha dimostrato come un impianto cerebrale possa, in tempo reale, rilevare agli impulsi, fornire stimoli elettrici per bloccarli, e quindi impedire il consumo eccessivo di cibo.

La stimolazione cerebrale profonda è già usata per trattare pazienti affetti da patologie come l’epilessia e il morbo di Parkinson. Ma questi dispositivi lanciano raffiche di stimolazione elettrica pre-programmate, volte a gestire in modo più ampio i pazienti con gravi problemi di controllo motorio. Questo nuovo studio, invece, ha lo scopo di identificare e bloccare specifici segnali.

I pazienti dello studio sono stati osservati per circa sei mesi, e durante questo periodo di osservazione, è stata registrata l’attività cerebrale di ciascun paziente, con l’obiettivo di individuare una firma distintiva che potesse essere associata ai comportamenti da bloccare: ad esempio, presentando loro grandi quantità di cibi ipercalorici. Dopo questo periodo iniziale, sono stati accesi gli impianti, ciascuno codificato per il singolo paziente.

Il dispositivo è progettato per funzionare in automatico: quando rileva l’attività cerebrale mirata, lancia uno stimolo per bloccarla.

I pazienti sono stati monitorati per altri sei mesi e, secondo i ricercatori, i dispositivi sembrano funzionare bene, senza effetti negativi. I pazienti hanno riferito un calo significativo della frequenza degli episodi compulsivi. In media, ogni paziente ha perso circa 5 kg nei sei mesi successivi, senza nessun dieta particolare.

Lo studio pilota si è concentrato sulla sicurezza e sulla fattibilità, troppo presto per dire se questo tipo di stimolazione funzioni, amche se i primi risultati mostrano che è sicuro per i pazienti.

Una difficoltà incontrata è stato individuare modelli di attività cerebrale distinti che potessero essere collegati solo al cibarsi “senza controllo” e non ad eventi alimentari regolari. Dopo mesi di sorveglianza, sono stati identificati alcuni segnali, ma sarà necessario un ulteriore lavoro per ottimizzare la specificità dei segnali cerebrali negli esseri umani.

Pur con risultati promettenti, il dispositivo attuale è troppo attivo, perché invia gli stimoli centinaia di volte al giorno, al di fuori delle esperienze alimentari vere e proprie: il modello di attività si verifica circa il 50-60% del tempo quando i pazienti sono svegli, e non solo quando perdono il controllo, quindi sono stimolati forse più del necessario (circa 400 volte al giorno) con le impostazioni attuali.

Quindi, anche se questa ricerca fa pensare ad un futuro in cui potrebbe essere possibile per gli impianti cerebrali regolare comportamenti impulsivi, c’è ancora molto da fare, e conviene fare diete tradizionali.

Il nuovo studio è stato pubblicato sulla rivista Nature Medicine.


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